Preso fui da sgomento quando mi trovai innanzi a tale spettacolo.
Con orrore immenso il mio volto non poteva distogliere lo sguardo da tale scempio, da tale vergognosa opera della perfidia umana.
Lentamente mi avvicinai, vincendo con assai grande sforzo il disgusto per ciò che i miei occhi percepivano. Gli occhi vedevano ma la mente si stava rifiutando di codificare l'immagine e il messaggio che questa trasmetteva al mio organismo.
L'incredulità e non il coraggio era quindi l'unica cosa che mi permetteva di avanzare, di continuare ad avvicinarmi al messaggio lasciato dall'incauto e folle essere alla mia stessa persona.
Se fossi stato pienamente padrone di tutte le mie facoltà sarei forse fuggito urlando come un folle, accecato dalla demenza in cui la mia mente sarebbe inevitabilmente sprofondata a causa della piena comprensione, sia del significato dell'agghiacciante messagio, sia della vera natura dell'autore.
Posso ora affermare con certezza, infatti, che l'autore di umano possiede ben poco, se non un barlume di folle intelligenza. Ma con certezza posso affermare ben poco altro poichè SENTO che le mie certezze, il mio mondo e la mia mente vacillano, proprio ora che scrivo del mio reperimento.
Ed è lo stesso scrivere che mi condanna, che mi spinge inevitabilmente verso il baratro della triste e disperata follia a cui fui indirizzato dal messaggio lasciatomi dall'aliena creatura.
Sento già ora le mie facoltà venir meno, l'intelletto lasciare vuoto questo patetico involucro di carne, sangue ed ossa.
Maledetto il dito osceno che traccio sul vetro quel messaggio, maledetto!
Sento sopraggiungere la demenza, la follia.
Ahimè il senno se ne va!
Tutto a causa dell'altrui perfidia,
tutto a causa di lettere tracciate sulla condensa,
tutto a causa di un: "scemo chi legge".
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3 commenti:
Davvero un grandissimo pezzo.
Sono commosso
Eh, la pindaro-sensibilità è proprio una brutta bestia...
Bell'esercizio d'ironia attraverso la levità di salti analogici.
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