domenica 2 settembre 2007

Ode 2.0: RelODEd

Alle 06:23 del giorno 6 agosto, il Signor Rossi uscì dalla porta del suo condominio in via Alcide de Gasperi numero 4.
Come tutti i giorni attraversò la strada curandosi che la via fosse libera e si infilò nella sua autovettura, una Peugeut familiare del 1998, parcheggiata come sempre di fianco al parchetto di fronte alla palazzina in cui viveva.
Differentemente dagli altri lunedì dell'anno, quella mattina non salutò il signor Vespertini che portava a spasso il suo cagnolino Maigret, perchè entrambi erano in villeggiatura sulle Dolomiti.
E come loro erano assenti dalla Città anche quasi tutti gli abitanti della via, ad eccezione, tra gli altri, di Guglielmo B., giovane studente incensurato di scienze politiche presso l'università degli studi di Bologna.
Mentre il signor Rossi infilava le chiavi nel quadro della sua familiare con lo scopo di avviarne il motore, il giovane Guglielmo B. dormiva.
Il signor Rossi si recò come tutti i lunedì dell'anno presso la sua bottega, situata in via della Maiella 14, di fianco al teatro municipale.
Ma Guglielmo B. continuava a dormire.
Entrambi erano infatti ignari del dramma che si stava consumando in Corso Prampolini nel caseggiato giallo che fiancheggiava la costa del canale.
Nello stesso caseggiato giallo in cui C.P., operaio metalmeccanico orgiginario del vicentino, aveva assistito ad un concerto tre anni prima.
Una sonata per organo, per la precisione.
Una sonata che a C.P. non era piaciuta.
E il caseggiato allora non era giallo, ma di un colore diverso, un colore tendente all'ocra, ma con forse una punta di verde.
E in questo caseggiato giallo, una volta ocra con una punta di verde, mentre il signor Rossi si recava al suo posto di lavoro, Guglielmo B. giaceva tra le braccia di Morfeo e C.P. coincidenzialmente ripensava nel dormiveglia del sonno del villeggiante a quella sonata per organo che non era stata di suo gradimento, il giovanissimo Michele Locolle, di anni 8, frequentante la scuola elementare Oscar Luigi Scalfaro in via Giulio Cesare 48/b, figlio di Adriano Locolle e Margerita Provenzani, assisteva al misfatto.
In questo caseggiato (ora giallo), l'ingenuo Michele era testimone del delitto efferato attuato dal Conte di Brespierre, ma architettato niente di meno che dallo stesso C.P. che non aveva appieno apprezzato la sonata per organo svoltasi tre anni prima nello stesso scenario.
Ma il nostro C.P. era in vacanza con la famiglia sulla costiera amalfitana, del tutto ignaro che l' a lui sconosciuto Conte di Brespierre stesse mettendo in atto il diabolico piano da lui inconsapevolemte concepito.
Ma se lo stesso C.P. non era a conoscenza del piano che lo spregiudicato Conte di Brespierre stava mettendo in atto, come faceva lo stesso Conte ad esserne a conoscenza?
A questo punto bisogna tornare alla bottega del signor Rossi, in via della Maiella 14.
Infatti è in questa bottega che l'Appuntato Giuseppe Pasquale, durante un'ispezione preliminare attuata conseguentemente all'ottenimento di regolare mandato, reperì il frutto di una fitta corrispondenza postale cartacea tra il signor Rossi e la consorte di C.P., all'epoca in vacanza con la famiglia in costiera amalfitana.
Dalle missive tra i due cittadini il Brigadiere Mariottide intuì argutamente che la consorte di C.P. aveva carpito durante le notti passate col marito i dettagli del piano, sussurrati nel sonno dallo stesso C.P., per poi trasmetterlo per via epistolare al Signor Rossi.
Questo poi custdì gelosamente il segreto piano, ma solo per poi venderlo al miglior offerente: il Conte di Brespierre.
E ora che Brespierre lo stava attuando, anche l'innocente Michele ne veniva a conoscenza.
Per non parlare della vittima.
Ma quando il Brigadiere Mariottide e l'Appuntato Giuseppe Pasquale ispezionarono la bottega situata in via della Maiella 14 nel pomeriggio tardo di lunedì 6 agosto il signor Rossi non era presente sul suo posto di lavoro.
Perchè il signor Rossi era morto.
I due carabinieri non poterono quindi venir a conoscenza dell'identità dell'escutore materiale del piano, proprio perchè colui che poteva indirizzarli verso il Conte giaceva ora con la sua Peugetu familiare del '98 sul fondo del canale che costeggiava corso Prampolini, di fianco al caseggiato una volta ocra con una punta di verde.
Ma i due carabinieri non erano a conoscenza del fatto che il giovanissimo Michele Locolle avesse malauguratamente assistito al msifatto.
Ci sono momenti in cui i tutori dell'ordine non possono che aspettare che la Giustizia si compia, trovandosi loro nell'impossibilità di procedere. E questo era uno di quei momenti.
Il giovane appuntato guardò negli occhi il Brigadiere. Mariottide se ne accorse e contraccambiò lo sguardo. Nei loro occhi lessero entrambi la disperazione e il senso di impotenza che li stava cogliendo a causa dell' empasse in cui erano incappati. Entrambi si sentirono persi e disperati, soli nel buio umido della cantina, senza altri indizi.
Entrambi capirono i sentimenti che nel cuore dell'altro si stavano facendo breccia.
Giuseppe si sbottono il colletto della camicia: faceva fatica a respirare.

Alle ore 15:27 dello stesso lunedì 6 agosto, il giovane Guglielmo B. si svegliò, si alzò dal suo letto e si affacciò sulla finestra che dava su via Alcide de Gasperi. Fissò intontito la palazzina dall'altra parte della strada, rendendosi conto che la familiare del '98 del signor Rossi era assente ma che nell'appartamento del signor Rossi si vedeva qualcuno dalla finestra lasciata, forse, accidentalmente aperta dallao stesso quella mattina. Più tardi avrebbe detto all' Ispettore Capo della Polizia di Stato Caruso Giovanni che aveva riconosciuto nell'intruso il servo gobbo del malvagio Conte di Brespierre. Ma non sarebbe stato creduto. Questo perchè l'Iispettore Capo non era nel suo appartamento per le indagini che l'Arma dei Carabinieri aveva avviato sul delitto attuato dal Conte, prodotto inconsapevolmente da C.P. e a cui il piccolo Locolle Michele aveva assistito, bensì per condurlo in stato di fermo in questura a causa delle piantine dalle foglie a sette punte che crescevano sul suo balcone. Che dava su via Alcide de Gasperi.

Margherita Pazziniani della Salice, immigrata clandestina cantonese, aveva però colto la connessione tra i due casi. Questo dal magazzino in cui lei e altre 34 giovani asiatiche erano costrette a vendere il loro corpo a vantaggio di Kurtz, schiavista camorrista di 29 anni laureato al D.A.M.S. di Bologna in cinematografia con una tesi su Apocalipse Now.
Ma Margerita si trovava nell'impossibilità di svelare l'arcano alle forze dell'ordine.
Infatti Margherita aveva un problema: il nome che portava sul documento non era il suo.
Le era stato assegnato da colui che le aveva venduto i documenti falsi italiani, che s'era tolto la gran soddisfazione di battezzare con un nome apparentemente appartenente all'aristocrazia italiana ad una che di italiano aveva ben poco.
Margherita era poi costretta nel magazzino da Kurt e non poteva lasciare il suo "posto di lavoro" come veniva chiamato dal suo schiavista.
Ma questo per Margherita era un problema di relativa importanza.
Infatti margherita stava ancora chiedendosi che cosa c'entrasse lei nel delitto commesso dal Conte di Brespierre e nell'arresto di Guglielmo B. e, soprattutto, come facesse a conoscere tutti quei nomi e il modo in cui erano indistricabilmente legati l'uno all'altro. Fu così che Margherita decise di fare spallucce e passare al prossimo cliente, ignorando i fatti di cui era recentemente venuta a conoscenza.
Alzò il cartello, indicando a Kurtz la sua disponibilità per un nuovo cliente e si sdraiò, nel tentativo di svuotare la mente da inutili nozioni.
Ma non ci riusciva e mentre il nuovo cliente s'apprestava a sdraiarsi si rassegnò ad accettare che la storia di cui conosceva inspiegabilmente così tanti dettagli fosse vera e che ci fosse inevitabilmente invischiata.
Questo perchè il cliente che si stava avvicinando era il servo gobbo del Conte di Brespierre.
Colta da sgomento, la giovane e semi nuda cantonese si ricordò che in realtà non era cantonese, ma era la consorte C.P. ipnotizzata da Kurtz, che in realtà era veramente un camorrista laureato al D.A.M.S. e patito di Apocalipse Now ma il suo nome era Adriano Locolle, padre di Michele, già testimone del delitto.

In preda alla confusione, l'ex cantonese corse fuori dal capannone con quanto fiato aveva in corpo. Subito al suo inseguimento si gettarono Adriano "Kurtz" Locolle e il servo gobbo del perfido Conte di Brespierre. Margherita correva scalza per le vie della città mentre urlava, chiedendo aiuto in cantonese a causa di un residuo ipnotico nel sulo subconscio.
Fu forse per l'incomprensibilità delle sue parole che Mario G., macellaio romano, ignorò le urla che sentiva provenire dal vicolo su cui dava l'ingresso del suo garage, in cui stava sfogliando vecchie riviste che stava per portare all'isola ecologica.
Ciononostante Margherita Pazziniani della Salice du più veloce dei suoi inseguitori e finì fra le braccia delle forze dell'ordine, che la misero in stato di fermo per atti osceni in luogo pubblico.

Asicurata alla giustizia ebbe così modo di raccontare la storia di cui era venuta a conoscenza, e il motivo per cui il malvagio Conte di Brespierre aveva commesso l'efferato delitto.
Ma il giovane Michele Locolle, di anni 8, non si riprese mai dal trauma in cui la sua testimonianza l'aveva fatto sprofondare.
Questo triste dettaglio non sfuggì agli occhi attenti dell'Appuntato Pasquale che si offrì e ottenne di prendersi cura del pargolo. Ora entrambi vivono insieme al Brigadiere Mariottide e l'Appuntato si fa chiamare Pina.

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