domenica 9 settembre 2007

Ode Quarta; della partenza e dell'arrivo

Partenza: sost femm ( nonostante sia difficile identificarlo con suddetto genere, al quale il concetto di partenza mal difficilmente si associa con quello di in orario; stesso discorso si applica ad alcune specie di ominidi proto-evoluti, conosciuti come i Minchia ) indicante la condizione che ci permette di accedere a qualcosa di altro.

Arrivo: sostantivo maschile ( molto comune nelle case italiane è la risposta "arrivo", con tono dallo scocciato al totalmente assente, tipicamente proveniente per lo più la domenica dal soggiorno verso le 7 e trenta di sera, ora della temibile cena famigliare) che indica lo stato a cui si accede , di solito dopo una partenza.

E' di conseguenza preferibile, visto gli assiomi terzo ( meglio conosciuto come teorema di Gianni )e quarto ( che il mondo intero ricorda come il postulato di Pinotto ), prima intraprendere
l'azione partenza, da ora in poi denominata A, e solo in seguito conseguito l'azione arrivo, che per comodità chiameremo Sbadabran.
Ai più acuti non sarà sfuggito che esiste un incongruenza non spiegata in questo paragrafo, ovvero il passaggio dall'utilizzo di arrivo e partenza come "condizione",( cfr citazione ma anche le illuminanti pagine 23 e 5 L'ecicliopedia illustrata a pedali, ed triciclovolante, 200? ) a quella di " azione". Esso è effettivamente motivo di perplessità nella comunità scientifica, poicchè è realmente difficile capire quali sublimi e mistici processi portino un uomo in una condizione ad agire. La spiegazione più plausibile è il prurito alle ascelle, ma non si esclude anche un qualche legame con l'istinto di sopravvivenza. Personalmente tenderei ad escludere questa semplicistica spiegazione, vista l'inconciliabilità dell'assoluto di "sopravvivenza" con altri concetti fondamentali e amati da buona parte dei soggetti presi in esame, quali " città" "mac donald" " auto" " wmd " " cesare ragazzi" "playstation" e via dicendo.

E comunque appurato che per qualche incoginta ragione, l'azione avviene, ed essa è qualificabile comunque dalle categorie A e Sbadabran, sopra esaminate.


La cosa interessante può considerare quei casi in cui Sbadabran avvenga prima di A. Tralasciando i vostri fidanzati, esso succede in tutti quei casi in cui il soggetto presenta i sintomi di malessere, mancanza affettiva, denutrimento, tristezza, prima del verificarsi effettivo di A. In qualche misura egli si martoria per poter poi meno soffrire in seguito; interessante vedere come questo sistema difensivo oltre a portare rapidamento all'esaurimento dei cilici nelle piccole città d'esodo, è particolarmente seguito nelle colonie di vongole.

Altrettanto comune ed interessante è la cosiddetta sequenza di Totti, ottenuta dall'enumerazione delle cifre compiuta dal giocatore ( uno, e ppppoi due, eppoi...vabbè, ce sta lll'uno ,ah no, ma come non vale, pecchè, dove sta scritto che mica se ponno ripete???) . Dunque, A, Sbadabran, A.
In questo caso interessante è l'approccio con cui il soggetto dichiara il proprio ri-entro nella condizione A, tramite l'accumularsi di oggetti fantasiosi, meglio definibili come " balle astronomiche" atte a preparare il terreno metafisico allo spostamento verso la nuova/vecchia origine. Essa è anche chiamata: fuga verso casa. NE sono affetti gli italiani dopo aver mangiato una settimana di cibo straniero.


Infine, chiudiamo la nostra carrellata con il caso più raro e interessante, detto anche "lo sbarco del miope", condizionato dall'essere costituito dalla sequenza A sbadabran sbadabran !!!( di solito prosegue con...Porco Zio, la gamba!!! ). Essi sono tutti quei casi in cui l'arrivo è condizione tale da essere assorbita e effettivamente assunta solo in secondo momento, con grande spasimi( come disse un saggio, per fare entrare una trave nel c+++ di un cammello, ci vuole più di un lardo, anche se la gatta ti aiuta!!).

lunedì 3 settembre 2007

Ode terza: ove si parla di un uomo che, dopo che gli si erano sciolte le ali di cera, indossa una maschera di cera. E fa paura.

Brevis, Sindrome di: è un disordine neurologico che prende il nome dal neurologo latino Pisellis Pipinus Minusculum et Brevis, nato a Roma nel 99 a.C. e morto, secondo le sue stesse testimonianze, nel 123 d.C. dopo aver contriubuito, sempre secondo le sue cronache manoscritte, alla sconfitta dei Galli, dei Celti Beri, dei Pitti, degli Unni, dei Mongoli, dei TETTESCHI!!! e dei Meganoidi.
Tale sindrome si manifesta con movimenti del corpo e/o facciali quasi sempre accompagnati da narrazioni verbali e/o scritte incentrate sulle presunte doti eccezionali possedute dal narrante. Tali attacchi possono variare dal semplice racconto palesemente inventato con l'affetto dalla sindrome come protagonista fino all'incoercibile pulsione di questo al compimento di azioni atte a metterlo in evidenza nel contesto sociale in cui è inserito di volta in volta. La tipologia, la frequenza, l'insopportabilità e la gravità di tali attacchi variano ovviamente da un paziente all'altro; vi sono spesso casi associati di colionite(1) e/0 di insopportabilità cronica e/o mancanza di sesso e/o da sindorme di compensazione.

Negli ultimi anni l'ambito di questa patologia è passato da quello anatomico (branca in cui aveva assunto il nome di pisellocortiasi (2) vista la correlata tendenza degli affetti alla manifestazione di riduzione fulminea di quella dote "fra tutte la più indecente" -dixit.) a quello della più recente psichiatria d'urto, disciplina in cui il paziente viene dissuaso dalle sue manie da quattro robusti infermieri o loro surrogati.

Tantissime sono le implicazioni di carattere sociale, specialmente per i casi più gravi: la sindrome di Pisellis Brevis - pisellocortiasi per gli accademici non aggiornati- può essere il più insopportabile disordine neurologico per coloro che circondano il paziente e per coloro che lo devono sopportare per tutto il tempo. Spesso individui con una bassa immagine di se sono magnetizzati in un primo momento da quello che subito sembra simpatia, magnetismo e goliardica malcalzonaggine. Ma questi sono rapidamente persuasi a considerarlo solo uno sborone del cazzo, come viene comunemente e più spesso chiamato il paziente affetto da tale sindrome e ciò porta ad un forte disagio sociale coloro che si trovano nell'impossibilità immediata di mettersi al sicuro dai raptus patologici.

Attualmente non esistono cure efficaci per questo disturbo psichiatrico e spesso il personale medico e non è costretto a trattare il paziente con terapie palliative consistenti in sonore e ripetute percosse.
Recenti studi aprono però ad una prospettiva ottimistica sullo sviluppo di cure permanenti: si è infatti notato che continui e ripetuti trattamenti a base di affetto, comprenzione e sopportazione da parte di un individuo del sesso considerato interessante dal paziente diminuiscano considerevolmente l'insorgere di attacchi patologici, senza portare ad eccessive manifestazioni di controindicazioni. Nonostante ciò, lo studio su tale argomento prosegue a ritmi rallentati, vista la rarità di personale qualificato alla sopportazione e all'instaurazione di un rapporto affettivo stabile con un individuo affetto dalla sindrome di Pisellis Brevis.


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(1) Grazie a Giovanni R. per avermi portato alla conoscenza di questo vocabolo;
(2) Grazie a Ezio M. per avermi introdotto allo studio di affetti da tale sindrome!

domenica 2 settembre 2007

Ode 2.0: RelODEd

Alle 06:23 del giorno 6 agosto, il Signor Rossi uscì dalla porta del suo condominio in via Alcide de Gasperi numero 4.
Come tutti i giorni attraversò la strada curandosi che la via fosse libera e si infilò nella sua autovettura, una Peugeut familiare del 1998, parcheggiata come sempre di fianco al parchetto di fronte alla palazzina in cui viveva.
Differentemente dagli altri lunedì dell'anno, quella mattina non salutò il signor Vespertini che portava a spasso il suo cagnolino Maigret, perchè entrambi erano in villeggiatura sulle Dolomiti.
E come loro erano assenti dalla Città anche quasi tutti gli abitanti della via, ad eccezione, tra gli altri, di Guglielmo B., giovane studente incensurato di scienze politiche presso l'università degli studi di Bologna.
Mentre il signor Rossi infilava le chiavi nel quadro della sua familiare con lo scopo di avviarne il motore, il giovane Guglielmo B. dormiva.
Il signor Rossi si recò come tutti i lunedì dell'anno presso la sua bottega, situata in via della Maiella 14, di fianco al teatro municipale.
Ma Guglielmo B. continuava a dormire.
Entrambi erano infatti ignari del dramma che si stava consumando in Corso Prampolini nel caseggiato giallo che fiancheggiava la costa del canale.
Nello stesso caseggiato giallo in cui C.P., operaio metalmeccanico orgiginario del vicentino, aveva assistito ad un concerto tre anni prima.
Una sonata per organo, per la precisione.
Una sonata che a C.P. non era piaciuta.
E il caseggiato allora non era giallo, ma di un colore diverso, un colore tendente all'ocra, ma con forse una punta di verde.
E in questo caseggiato giallo, una volta ocra con una punta di verde, mentre il signor Rossi si recava al suo posto di lavoro, Guglielmo B. giaceva tra le braccia di Morfeo e C.P. coincidenzialmente ripensava nel dormiveglia del sonno del villeggiante a quella sonata per organo che non era stata di suo gradimento, il giovanissimo Michele Locolle, di anni 8, frequentante la scuola elementare Oscar Luigi Scalfaro in via Giulio Cesare 48/b, figlio di Adriano Locolle e Margerita Provenzani, assisteva al misfatto.
In questo caseggiato (ora giallo), l'ingenuo Michele era testimone del delitto efferato attuato dal Conte di Brespierre, ma architettato niente di meno che dallo stesso C.P. che non aveva appieno apprezzato la sonata per organo svoltasi tre anni prima nello stesso scenario.
Ma il nostro C.P. era in vacanza con la famiglia sulla costiera amalfitana, del tutto ignaro che l' a lui sconosciuto Conte di Brespierre stesse mettendo in atto il diabolico piano da lui inconsapevolemte concepito.
Ma se lo stesso C.P. non era a conoscenza del piano che lo spregiudicato Conte di Brespierre stava mettendo in atto, come faceva lo stesso Conte ad esserne a conoscenza?
A questo punto bisogna tornare alla bottega del signor Rossi, in via della Maiella 14.
Infatti è in questa bottega che l'Appuntato Giuseppe Pasquale, durante un'ispezione preliminare attuata conseguentemente all'ottenimento di regolare mandato, reperì il frutto di una fitta corrispondenza postale cartacea tra il signor Rossi e la consorte di C.P., all'epoca in vacanza con la famiglia in costiera amalfitana.
Dalle missive tra i due cittadini il Brigadiere Mariottide intuì argutamente che la consorte di C.P. aveva carpito durante le notti passate col marito i dettagli del piano, sussurrati nel sonno dallo stesso C.P., per poi trasmetterlo per via epistolare al Signor Rossi.
Questo poi custdì gelosamente il segreto piano, ma solo per poi venderlo al miglior offerente: il Conte di Brespierre.
E ora che Brespierre lo stava attuando, anche l'innocente Michele ne veniva a conoscenza.
Per non parlare della vittima.
Ma quando il Brigadiere Mariottide e l'Appuntato Giuseppe Pasquale ispezionarono la bottega situata in via della Maiella 14 nel pomeriggio tardo di lunedì 6 agosto il signor Rossi non era presente sul suo posto di lavoro.
Perchè il signor Rossi era morto.
I due carabinieri non poterono quindi venir a conoscenza dell'identità dell'escutore materiale del piano, proprio perchè colui che poteva indirizzarli verso il Conte giaceva ora con la sua Peugetu familiare del '98 sul fondo del canale che costeggiava corso Prampolini, di fianco al caseggiato una volta ocra con una punta di verde.
Ma i due carabinieri non erano a conoscenza del fatto che il giovanissimo Michele Locolle avesse malauguratamente assistito al msifatto.
Ci sono momenti in cui i tutori dell'ordine non possono che aspettare che la Giustizia si compia, trovandosi loro nell'impossibilità di procedere. E questo era uno di quei momenti.
Il giovane appuntato guardò negli occhi il Brigadiere. Mariottide se ne accorse e contraccambiò lo sguardo. Nei loro occhi lessero entrambi la disperazione e il senso di impotenza che li stava cogliendo a causa dell' empasse in cui erano incappati. Entrambi si sentirono persi e disperati, soli nel buio umido della cantina, senza altri indizi.
Entrambi capirono i sentimenti che nel cuore dell'altro si stavano facendo breccia.
Giuseppe si sbottono il colletto della camicia: faceva fatica a respirare.

Alle ore 15:27 dello stesso lunedì 6 agosto, il giovane Guglielmo B. si svegliò, si alzò dal suo letto e si affacciò sulla finestra che dava su via Alcide de Gasperi. Fissò intontito la palazzina dall'altra parte della strada, rendendosi conto che la familiare del '98 del signor Rossi era assente ma che nell'appartamento del signor Rossi si vedeva qualcuno dalla finestra lasciata, forse, accidentalmente aperta dallao stesso quella mattina. Più tardi avrebbe detto all' Ispettore Capo della Polizia di Stato Caruso Giovanni che aveva riconosciuto nell'intruso il servo gobbo del malvagio Conte di Brespierre. Ma non sarebbe stato creduto. Questo perchè l'Iispettore Capo non era nel suo appartamento per le indagini che l'Arma dei Carabinieri aveva avviato sul delitto attuato dal Conte, prodotto inconsapevolmente da C.P. e a cui il piccolo Locolle Michele aveva assistito, bensì per condurlo in stato di fermo in questura a causa delle piantine dalle foglie a sette punte che crescevano sul suo balcone. Che dava su via Alcide de Gasperi.

Margherita Pazziniani della Salice, immigrata clandestina cantonese, aveva però colto la connessione tra i due casi. Questo dal magazzino in cui lei e altre 34 giovani asiatiche erano costrette a vendere il loro corpo a vantaggio di Kurtz, schiavista camorrista di 29 anni laureato al D.A.M.S. di Bologna in cinematografia con una tesi su Apocalipse Now.
Ma Margerita si trovava nell'impossibilità di svelare l'arcano alle forze dell'ordine.
Infatti Margherita aveva un problema: il nome che portava sul documento non era il suo.
Le era stato assegnato da colui che le aveva venduto i documenti falsi italiani, che s'era tolto la gran soddisfazione di battezzare con un nome apparentemente appartenente all'aristocrazia italiana ad una che di italiano aveva ben poco.
Margherita era poi costretta nel magazzino da Kurt e non poteva lasciare il suo "posto di lavoro" come veniva chiamato dal suo schiavista.
Ma questo per Margherita era un problema di relativa importanza.
Infatti margherita stava ancora chiedendosi che cosa c'entrasse lei nel delitto commesso dal Conte di Brespierre e nell'arresto di Guglielmo B. e, soprattutto, come facesse a conoscere tutti quei nomi e il modo in cui erano indistricabilmente legati l'uno all'altro. Fu così che Margherita decise di fare spallucce e passare al prossimo cliente, ignorando i fatti di cui era recentemente venuta a conoscenza.
Alzò il cartello, indicando a Kurtz la sua disponibilità per un nuovo cliente e si sdraiò, nel tentativo di svuotare la mente da inutili nozioni.
Ma non ci riusciva e mentre il nuovo cliente s'apprestava a sdraiarsi si rassegnò ad accettare che la storia di cui conosceva inspiegabilmente così tanti dettagli fosse vera e che ci fosse inevitabilmente invischiata.
Questo perchè il cliente che si stava avvicinando era il servo gobbo del Conte di Brespierre.
Colta da sgomento, la giovane e semi nuda cantonese si ricordò che in realtà non era cantonese, ma era la consorte C.P. ipnotizzata da Kurtz, che in realtà era veramente un camorrista laureato al D.A.M.S. e patito di Apocalipse Now ma il suo nome era Adriano Locolle, padre di Michele, già testimone del delitto.

In preda alla confusione, l'ex cantonese corse fuori dal capannone con quanto fiato aveva in corpo. Subito al suo inseguimento si gettarono Adriano "Kurtz" Locolle e il servo gobbo del perfido Conte di Brespierre. Margherita correva scalza per le vie della città mentre urlava, chiedendo aiuto in cantonese a causa di un residuo ipnotico nel sulo subconscio.
Fu forse per l'incomprensibilità delle sue parole che Mario G., macellaio romano, ignorò le urla che sentiva provenire dal vicolo su cui dava l'ingresso del suo garage, in cui stava sfogliando vecchie riviste che stava per portare all'isola ecologica.
Ciononostante Margherita Pazziniani della Salice du più veloce dei suoi inseguitori e finì fra le braccia delle forze dell'ordine, che la misero in stato di fermo per atti osceni in luogo pubblico.

Asicurata alla giustizia ebbe così modo di raccontare la storia di cui era venuta a conoscenza, e il motivo per cui il malvagio Conte di Brespierre aveva commesso l'efferato delitto.
Ma il giovane Michele Locolle, di anni 8, non si riprese mai dal trauma in cui la sua testimonianza l'aveva fatto sprofondare.
Questo triste dettaglio non sfuggì agli occhi attenti dell'Appuntato Pasquale che si offrì e ottenne di prendersi cura del pargolo. Ora entrambi vivono insieme al Brigadiere Mariottide e l'Appuntato si fa chiamare Pina.