venerdì 31 agosto 2007

Ode 1.0.1: in cui si narra del reperimento del ditoscritto. E della conquista della Camchacca. Sempre a Risiko.

Preso fui da sgomento quando mi trovai innanzi a tale spettacolo.
Con orrore immenso il mio volto non poteva distogliere lo sguardo da tale scempio, da tale vergognosa opera della perfidia umana.
Lentamente mi avvicinai, vincendo con assai grande sforzo il disgusto per ciò che i miei occhi percepivano. Gli occhi vedevano ma la mente si stava rifiutando di codificare l'immagine e il messaggio che questa trasmetteva al mio organismo.
L'incredulità e non il coraggio era quindi l'unica cosa che mi permetteva di avanzare, di continuare ad avvicinarmi al messaggio lasciato dall'incauto e folle essere alla mia stessa persona.
Se fossi stato pienamente padrone di tutte le mie facoltà sarei forse fuggito urlando come un folle, accecato dalla demenza in cui la mia mente sarebbe inevitabilmente sprofondata a causa della piena comprensione, sia del significato dell'agghiacciante messagio, sia della vera natura dell'autore.
Posso ora affermare con certezza, infatti, che l'autore di umano possiede ben poco, se non un barlume di folle intelligenza. Ma con certezza posso affermare ben poco altro poichè SENTO che le mie certezze, il mio mondo e la mia mente vacillano, proprio ora che scrivo del mio reperimento.
Ed è lo stesso scrivere che mi condanna, che mi spinge inevitabilmente verso il baratro della triste e disperata follia a cui fui indirizzato dal messaggio lasciatomi dall'aliena creatura.
Sento già ora le mie facoltà venir meno, l'intelletto lasciare vuoto questo patetico involucro di carne, sangue ed ossa.
Maledetto il dito osceno che traccio sul vetro quel messaggio, maledetto!
Sento sopraggiungere la demenza, la follia.
Ahimè il senno se ne va!
Tutto a causa dell'altrui perfidia,
tutto a causa di lettere tracciate sulla condensa,
tutto a causa di un: "scemo chi legge".

giovedì 30 agosto 2007

Ode prima: in cui si parla della prima lezione, ovvero come Perseo perse la Persia. A risiko.

Icaro ha intrapreso un volo, un volo pindarico.
Un volo che gli è stato fatale.
L'artificio umano, o l'umana industria che dir si voglia, hanno fornito ad icaro lo strumento della propria distruzione. L'uomo è la nemesis di sè stesso. In questo senso, homo homini lupus, o lupus lupi homo, se preferite. O lupus lupi, Yomo. Questo se preferite ai latinismi i latticini, o meglio, se avete il coraggio di dire che vi imbarazzate l'intestino quando sentite i latinismi. E dunque vi servono i latticini. Ma i lupi si sa, sono animali di branco, come i piccioni sono animali di stormo. O di storno, si sa mai...
Ma dopotutto, Icaro non è morto per i lupi, non è morto nemmeno a causa dei piccioni, nè dei latticini o delle ali. E' stata colpa della sua sete pindarica, di conoscenza pindarica, verso il sole pindarico. Insomma, una pindaromanzia. Un volo verso i confini dell'assurdo e oltre, insomma una cosa meta-assurda e non metà assurda. Facciamo un assurdo e mezzo?


Il giornalismo è troppo serio. Non dice l'assurdità intrinseca o meta-intrinseca nella vita di tutti i giorni. Ecco perchè bisogna volare pindaricamente come Icaro verso il sole, incuranti del fatto che ci stanno prendendo fuoco le ali, i capelli e ogni tipo di villo. Beati i calvi, perchè di loro sarà il regno di Cesare Ragazzi.