Icaro ha intrapreso un volo, un volo pindarico.
Un volo che gli è stato fatale.
L'artificio umano, o l'umana industria che dir si voglia, hanno fornito ad icaro lo strumento della propria distruzione. L'uomo è la nemesis di sè stesso. In questo senso, homo homini lupus, o lupus lupi homo, se preferite. O lupus lupi, Yomo. Questo se preferite ai latinismi i latticini, o meglio, se avete il coraggio di dire che vi imbarazzate l'intestino quando sentite i latinismi. E dunque vi servono i latticini. Ma i lupi si sa, sono animali di branco, come i piccioni sono animali di stormo. O di storno, si sa mai...
Ma dopotutto, Icaro non è morto per i lupi, non è morto nemmeno a causa dei piccioni, nè dei latticini o delle ali. E' stata colpa della sua sete pindarica, di conoscenza pindarica, verso il sole pindarico. Insomma, una pindaromanzia. Un volo verso i confini dell'assurdo e oltre, insomma una cosa meta-assurda e non metà assurda. Facciamo un assurdo e mezzo?
Il giornalismo è troppo serio. Non dice l'assurdità intrinseca o meta-intrinseca nella vita di tutti i giorni. Ecco perchè bisogna volare pindaricamente come Icaro verso il sole, incuranti del fatto che ci stanno prendendo fuoco le ali, i capelli e ogni tipo di villo. Beati i calvi, perchè di loro sarà il regno di Cesare Ragazzi.
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